La coltura

Il mirtillo esige un terreno molto acido, con pH compreso fra 4 e 5,6, organico, privo di calcare e con una buona disponibilità di acqua per soddisfare le esigenze idriche soprattutto nel periodo estivo, evitando ristagni.

L’apparato radicale è molto primitivo e in terreno neutro non riesce ad assorbire il ferro e altri microelementi; non sopporta l’asfissia. Terreni leggermente acidi possono essere adattati al mirtillo, con la distribuzione di torbe acide, segatura, corteccia e con l’aggiunta di zolfo. Nella stagione precedente l’impianto, 25 g di zolfo per mq permettono, grazie all’azione dei zolfobatteri, l’abbassamento di un punto di pH. L’acqua di irrigazione non deve contenere carbonati, altrimenti è necessario raccogliere e utilizzare l’acqua piovana. Il mirtillo viene spesso coltivato in vaso o in altri contenitori riempiti di torba acida di sfagno; questa tecnica ha permesso di ampliare le aree di coltivazione, ma per un buono sviluppo negli anni è necessario un contenitore di 80 o più litri.

Il mirtillo sopporta bene i geli invernali e se il legno è ben maturo alcune varietà possono resistere anche fino a -29°C. Anche le gelate tardive sono sopportate: la fase critica per le piante si colloca nel periodo della fioritura, dove variazioni termiche importanti vicino allo zero termico possono compromettere la pianta. Il limite altimentrico nei nostri climi arriva fino ai 1200 m s.l.m, anche se alcune varietà oltre i 700 m s.l.m possono essere danneggiate dal freddo invernale tardivo.

Contrariamente al mirtillo selvatico che ama i luoghi freschi e l’esposizione a Nord, il mirtillo coltivato ama le posizioni soleggiate.

 

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